mercoledì 27 novembre 2013

Ecco Chi Sei

Il vero uomo dei sogni è colui che te li realizza. O perlomeno fa il possibile perché ciò avvenga. E' colui che ti fa sorridere quando capisce da uno sguardo severo o da uno sbuffo nascosto che qualcosa non va; è colui che ti porta ovunque tu segretamente desideri, o che un giorno, trasognante, hai rivelato entusiasta. E' colui che ti accarezza con lo sguardo anche quando non te ne accorgi, per penetrare nei tuoi pensieri e capire cos'altro desideri, in quale altro modo farti felice; è colui che ti cerca ogni volta che gli vieni in mente, in modo da alleggerire la vostra lontananza con quello scambio di dolci parole di cui non puoi più fare a meno. E' colui che vorresti sempre a un centimetro dal tuo viso, per poterlo baciare senza freno, è colui che desidererebbe lo stesso. E' colui che ti lascia qualcosa di suo da toccare o annusare durante la sua assenza, e che ti faccia desiderare ancora di più il suo ritorno. 
E' qualcuno di forte a cui abbandonarsi, è qualcuno di fragile da cullare, qualcuno di permaloso con cui bisticciare, qualcuno di divertente con cui ridere, qualcuno di intraprendente con cui fare mille esperienze. Qualcuno che ti guarda come hai sempre sognato, che ti sfiora e accarezza i capelli per scoprirti il più possibile il viso e baciartelo. Qualcuno che sta bene quando ti è accanto e fa sentire bene te stringendoti a lui.
E' quella persona che per te desidera il meglio, ma soprattutto è quella persona per cui capisci che faresti l'impossibile. Per cui capisci che finora non hai incontrato mai nessuno di davvero importante a cui donarti. Capisci che non c'è paragone tra la persona che eri in passato e la persona che senti di essere ora. 
Il vero uomo dei sogni è colui che ti cambia, che ti migliora, che ti sconvolge, che ti stupisce, che si dona a te senza pretese, che sai che è lì perché è lui a volerlo. 
E tu non puoi far altro che innamorartene.

lunedì 25 novembre 2013

I Bambini Insegnano

E' in quelle manine tanto piccole che si nascondono innocenza e saggezza. 
Siamo tutti condannati a crescere, ma ciò non ci impedisce di guardare negli occhi di chi ancora vi nasconde quella luce di chi vuole conoscere, imparare e giocare. Giocare all'infinito.
Guardando in quegli occhi vediamo noi stessi, noi con delle treccine disfatte, o con dei pantaloni sudici di fango. Rivediamo quelle giornate passate al parco a giocare col papà, o trascorse nella cucina a guardare la mamma preparare i biscotti. Riviviamo giornate meravigliose, che all'epoca vivevamo quotidianamente. Sempre pieni di energie, sempre felici, sempre dispettosi, sempre nei guai.
Quanto ci mancano ora quei guai. La vita di un adulto che rimpiange con infinita nostalgia un piccolo pasticcio, che agli occhi di un bambino pare una tragedia. 
Se siamo condannati a rimpiangere il passato, perché siamo dunque condannati al suo ricordo? Perché non crescere e al contempo dimenticare? Dimenticare ogni cosa. In modo da desiderare solo di guardare avanti e mai indietro con tristi sorrisi. 
I bambini, nella loro purezza, sono esempi. Esempi di come prendere la vita, di come trascorrere i momenti più vuoti, immaginando e giocando. Ci fanno capire quanto siano importanti la mamma e il papà, che, con tutti i sacrifici e tutti i loro consigli sempre sottovalutati, non meriterebbero mai di essere allontanati.
Ci insegnano che giocare in mezzo al verde, sporcarsi, raccogliere fiori e giocare con le formiche fa bene al cuore, che disegnare i nostri sogni ci fa sentire più forti e determinati, che abbracciare qualcuno a cui vuoi bene ti completa, che non ci sono distinzioni tra ricchi e poveri, zoppi e atleti, bianchi e neri, persone e animali. Tutti meritano di essere amati, da noi e da tutti.
Quando sono con un bambino mi emoziono ogni volta che mi sorride con tutta la sua spensieratezza e bontà infantile, o quando mi racconta i suoi segreti e i suoi desideri, riponendo in me ogni fiducia.
E' bello ed è triste allo stesso tempo pensare che anche noi una volta eravamo così perfetti. Che anche noi un tempo eravamo così felici. Ogni bambino meriterebbe di esserlo. Eppure sono sempre oggetto di rimprovero, "Non si fa questo", "Non si fa quello". Invece di sgridarli, avviciniamoci a loro meno da adulti e più da ascoltatori. Spesso il ruolo si ribalta: loro insegnanti, noi studenti.
I bambini trovano il bello in ogni cosa, quasi avessero altri occhi e altro cuore. Sono più evoluti. Il guaio è che noi siamo il loro esempio. In noi vedono il meglio, ma imparano il peggio. Di questi tempi non abbiamo nulla di buono da insegnare, o non insegnamo affatto. Così i bambini fanno di testa loro, e seguono strade e persone sbagliate, che li allontana dalla loro primitiva perfezione. Vengono contaminati dalla loro specie adulta, dal mondo che hanno sempre cercato di raggiungere zoppicando.

Man mano, anno dopo anno, la luce nei loro occhi diventa sempre più fioca ed impercettibile. Una luce di incolpevolezza. Una luce che tremula, prima di spegnersi, quasi come una richiesta di aiuto affinché non si spenga mai. Ma l'età adulta non tarda mai d'arrivare. A volte, giunge sin troppo presto.

mercoledì 13 novembre 2013

Umana Natura

Perché deve essere la natura a ricordare all'uomo la bellezza da cui è circondato?

La primavera, prima dello scoppiare del torrido caldo estivo, con i suoi colori rosei, gialli, viola, bianchi e tutti i suoi profumi più dolci che accarezzano il nostro olfatto ormai stuprato dall'inquinamento, gli uccelli che cantano felici del nuovo clima e del ritorno di un paradiso dipinto sugli alberi e sui prati; e l'autunno, prima del pungente freddo invernale col cadere delle foglie, con l'infuocarsi dei loro colori, con i primi venticelli che ti fanno rabbrividire di piacere.

Entrambe ci ricordano che il cambiamento è bello, ci ricordano che c'è sempre un poi, c'è un benessere dopo il gelo o dopo l'afa. Ci sono sempre momenti migliori, più felici, che non tardano mai ad arrivare.
Quei momenti sono tanto belli solo grazie anche ai momenti più infelici, più spenti.
Godiamoci appieno ogni cosa.

Tutti abbiamo il nostro inverno. E tutti abbiamo la nostra primavera.

Argento Spezzato

Ci sono momenti in cui si spezza qualcosa.
Un'amicizia, un amore, una collana a cui tenevi particolarmente.
In ognuno di loro lasci una parte di te. Piccola o grande.
Lo capisci nel momento stesso in cui accade, o lo capisci col tempo.

Il tempo... Con sé porta dolore, porta rancore, porta conforto.
Ma comunque sia, ce lo rivela sempre troppo tardi.

Può rinfacciarci quella perdita,
Può aiutarci a sfocarne il pensiero,
Può farti bruciare di rabbia
per il semplice fatto di averti allontanata
da quel momento tanto importante nel suo dolore.

Vorresti tornare indietro per ricucire quel momento
o quei momenti
In cui ogni cosa si è crepata
E rammendare il tesoro che era
Per te.
Ma ogni sguardo si è spento.
Ogni scintillio, ogni brillio
Ogni qualcosa che non c'è più
Ti pesa nel cuore.

Ed è allora che il tempo
Si lascia cadere dal volto
Quella maschera di fiducia e soccorso,
E diventa tuo nemico.

Se solo ti venisse incontro per riportarti indietro,
Anziché accompagnarti ad un futuro
Per cui non sei mai pronto.

giovedì 7 novembre 2013

"Sentimenti ancora senza nome." (I. S. Turgenev)

C'è una fase che sto attraversando, di nuovo.
La fase della caduta. Cado in un vuoto immenso,
dopo essere salita su una montagna altissima.
In essa non vi sono rocce, ma speranze.
Non vi sono ciuffi d'erba, ma innocenti illusioni.
Non vi è ghiaia, ma piccoli sogni nascosti.
E scalandola, di giorno in giorno,
il rischio di cadere è sempre maggiore.
E non ho mai ancora visto quella vetta.

E così, ancora una volta, volo. Cado. Torno.
Torno a vedere come tutto è.
Come non potrebbe essere altrimenti.
E' più facile nascondersi nelle piccole buche
che di tanto in tanto incontri nel tuo faticoso cammino.
E lì rimanere.

Eppure quella vetta, la mia vetta, non è poi così alta.
Così irraggiungibile.
Ma ciò che mi stordisce e mi appesantisce il respiro
è la mia insicurezza. La percepisco.
Come si percepisce la morte quando stai in piedi
davanti a un burrone.

Così, cado.
Ed ogni volta che cado, devo scegliere un'altra montagna,
che valga la pena scalare.
Valutare.
Inspirare.
Partire.
Anche se, ogni volta, ricominciare è davvero stancante.

 Dov'è la mia montagna?

Un po' di tempo fa scrissi...

Ho bisogno di credere
che ci sia un po' d'amore
anche per me in questo mondo.
Un amore che ti fa perdere l'appetito per l'emozione,
che ti sembra di conoscere da sempre,
che ti fa soffrire d'insonnia la notte
perchè ti fa sognare ad occhi aperti nel buio;
un amore che abbia una colonna sonora di
sottofondo in ogni meraviglioso momento
che incontra.

So che esiste.

***

Perché tutti temono la solitudine? E' forse un temere se stessi?

***

Ed è quando ti sforzi di piangere
e non ti viene
che capisci di essere davvero
a pezzi. E' quando non riesci a
comporre lacrime
che il tuo io è frantumato.

***

E odio quella parola.
Eppure.
La odio. Come odio anche nemmeno.
Sì, perché nemmeno lui.
Odio anche lui. Ma solo la parola.
Purtroppo.

***

Le parole, per quanto pericolose,
per quanto meravigliose,
a volte
sono solo un contorno di loquaci
sguardi.


"Tu sei una persona infelice!"

Mi viene detto tante di quelle volte. Cosa mi rende davvero triste? La consapevolezza di esserlo e l'incapacità di uscirne. Ancora più triste mi rende il vedere la felicità degli altri. Apparente? Probabile. Rilevante? Improbabile.



Almeno gli altri sanno mascherarlo. Io, a quanto pare, no. Non sempre. No, perché prima o poi mi si allontanano tutti, perché prima o poi tutti se ne accorgono. Lo percepiscono. Sentono puzza di infelicità che esce dalle mie parole, dalle mie risa, dalle mie lacrime.

Quando guardo occhi felici, i miei se ne vergognano, e si eclissano in una patina che maschera il loro pianto con una luce non propria, ma presa in prestito dagli occhi dell'altro.

Tutti si realizzano, tutti crescono, progrediscono. Io sono ferma nel fango della paura, della pigrizia, che mi trattiene con sporche promesse: "Arriverà il tuo momento.". Un po' come dire "Sono intrappolata, sto aspettando chi mi salverà."

Pare sempre che arrivi, ma se ne va prima che mi renda conto che fosse arrivato. Nessuno che riesca a trascinarmi fuori da tutto questo. Tutti che, ingannati dalla mia maschera, si aspettano qualcuno di forte che trascinerà loro via dal proprio fango putrido.

Passano gli anni, e per tanti aspetti io mi sento ancora una bambina. E' una sensazione di impotenza quella che mi accompagna.



Quanti ancora scapperanno dalla mia casetta rosa?