giovedì 7 novembre 2013

"Sentimenti ancora senza nome." (I. S. Turgenev)

C'è una fase che sto attraversando, di nuovo.
La fase della caduta. Cado in un vuoto immenso,
dopo essere salita su una montagna altissima.
In essa non vi sono rocce, ma speranze.
Non vi sono ciuffi d'erba, ma innocenti illusioni.
Non vi è ghiaia, ma piccoli sogni nascosti.
E scalandola, di giorno in giorno,
il rischio di cadere è sempre maggiore.
E non ho mai ancora visto quella vetta.

E così, ancora una volta, volo. Cado. Torno.
Torno a vedere come tutto è.
Come non potrebbe essere altrimenti.
E' più facile nascondersi nelle piccole buche
che di tanto in tanto incontri nel tuo faticoso cammino.
E lì rimanere.

Eppure quella vetta, la mia vetta, non è poi così alta.
Così irraggiungibile.
Ma ciò che mi stordisce e mi appesantisce il respiro
è la mia insicurezza. La percepisco.
Come si percepisce la morte quando stai in piedi
davanti a un burrone.

Così, cado.
Ed ogni volta che cado, devo scegliere un'altra montagna,
che valga la pena scalare.
Valutare.
Inspirare.
Partire.
Anche se, ogni volta, ricominciare è davvero stancante.

 Dov'è la mia montagna?

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