giovedì 7 novembre 2013

"Tu sei una persona infelice!"

Mi viene detto tante di quelle volte. Cosa mi rende davvero triste? La consapevolezza di esserlo e l'incapacità di uscirne. Ancora più triste mi rende il vedere la felicità degli altri. Apparente? Probabile. Rilevante? Improbabile.



Almeno gli altri sanno mascherarlo. Io, a quanto pare, no. Non sempre. No, perché prima o poi mi si allontanano tutti, perché prima o poi tutti se ne accorgono. Lo percepiscono. Sentono puzza di infelicità che esce dalle mie parole, dalle mie risa, dalle mie lacrime.

Quando guardo occhi felici, i miei se ne vergognano, e si eclissano in una patina che maschera il loro pianto con una luce non propria, ma presa in prestito dagli occhi dell'altro.

Tutti si realizzano, tutti crescono, progrediscono. Io sono ferma nel fango della paura, della pigrizia, che mi trattiene con sporche promesse: "Arriverà il tuo momento.". Un po' come dire "Sono intrappolata, sto aspettando chi mi salverà."

Pare sempre che arrivi, ma se ne va prima che mi renda conto che fosse arrivato. Nessuno che riesca a trascinarmi fuori da tutto questo. Tutti che, ingannati dalla mia maschera, si aspettano qualcuno di forte che trascinerà loro via dal proprio fango putrido.

Passano gli anni, e per tanti aspetti io mi sento ancora una bambina. E' una sensazione di impotenza quella che mi accompagna.



Quanti ancora scapperanno dalla mia casetta rosa?



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